In questa analisi della mia vita che cerco di condurre oggettivamente, ovvero senza giudizio o passione, senza dire se è giusto o sbagliato, cercando di creare dentro di me nell'osservazione il minimo turbamento possibile, per vedere con maggiore trasparenza le cose in sè, ho (ri)scoperto Terminator.
Terminator è un lato del mio carattere, quasi un'altra mia personalità, che interviene quando le cose si mettono male per Tenerone, che è il lato dominante di me. Tenerone tende a prendere tutto così come viene e a lasciare che le persone facciano. Ma poi ci resta male o soffre perché ... è tenerone.
Allora pare che esista dentro di me una specie di scudo che è Terminator.
Quando vede che la situazione sta degenerando e tenerone non è più in grado di gestire la situazione arriva lui. E' stupido e brutale e semplicemente tira giù la saracinesca affettiva.
Negli anni molte persone si sono stupite di come da un momento all'altro io cambi carattere, umore e modo di relazionarmi. Alcune persone non le vedo più, altre le tratto come semplici conoscenti anche se fino a pochi giorni prima erano nel cerchio degli amici profondi.
Alcuni mi chiedono cosa mi sia successo, in realtà non è successo nulla, li tengo solo lontani da una parte di me che non riesce più a gestire un rapporto.
E' difficile non giudicarsi. Ma non lo farò ;)
Per andare a fondo nelle cose bisogna vederci chiaro.
E per vederci chiaro non si può essere offuscati dai giudizi, dai desideri di essere migliori o dalle emozioni che la visione cruda di sè porta.
E' dura! :D
When the moment for deep transformation arrives, dive into it boots and all. Once it has passed there is no need to try to repeat the intensity. The first time was a gift. The second attempt is ego driven. Once the light has come in, learn to live in it. Life is a Zen master.
martedì 3 maggio 2011
lunedì 2 maggio 2011
il pericolo è il tuo mestiere ;)
VIVERE SENZA SICUREZZE
È la fermezza interiore che ci rende più forti, la sicurezza esterna invece può solo privarci della nostra forza interiore.
La protezione del sannyasin, il suo unico riparo è questo: la sua fermezza in ogni circostanza. Le difficoltà nella vita sono inevitabili – sono sempre in aumento e l’uomo mondano cerca di proteggersi in tutti i modi. Si compra una cassaforte, si fa un conto in banca, una casa, degli amici, parenti e conoscenze – molti tipi di sicurezze.
Il sannyasin non cerca di avere niente di tutto ciò: non possiede niente. A parte la fermezza interiore, non ha altra protezione.
Quando sopraggiungono delle difficoltà l’uomo mondano cerca di risolverle con degli accorgimenti esteriori; il sannyasin ha solo la volontà interiore, il potere interiore. Di fronte alle difficoltà attinge alle proprie risorse interiori, non c’è altro modo.
Il sannyasin è colui che è solo.
È interessante notare che quando usi la tua determinazione per affrontare le difficoltà esterne, col tempo diventi più forte. Arriva un giorno in cui le difficoltà non sono più delle difficoltà: diventano delle “facilità”.
È tutto relativo. Quando diventi fermo e determinato come un pilastro, le difficoltà esteriori non ti possono più toccare. Di conseguenza succede un’altra cosa interessante. L’uomo mondano continua a creare espedienti per proteggersi contro le difficoltà, ma le difficoltà continuano a crescere perché la sua forza interiore va indebolendosi. La sua capacità di sopportazione diventa sempre più piccola.
Se non ti siedi mai sotto il sole cocente, ma rimani sempre all’ombra, piano piano la tua capacità di sopportare il calore del sole si ridurrà e anche i raggi più deboli diventeranno un problema. Ma un uomo che scava sotto il sole non ha il tempo di sedersi all’ombra e per quanto possa fare questo lavoro per ore, alla fine il caldo del sole non lo farà star male.
Perché? – perché diventa resistente al sole.
Ecco perché, da quando l’umanità dispone di un numero sempre maggiore di medicine, nascono sempre più malattie. Le resistenze dell’uomo stanno crollando. Più comodità si crea e più scomodo si sente. Più agi si crea e più difficoltà si trova a fronteggiare – perché le protezioni possono solo essere esteriori e non sente quindi il bisogno di costruire una forza interiore; questa opportunità viene a cadere. Quando la forza interiore non viene usata, col tempo scompare del tutto.
Il mistico Sufi Bayazid era solito viaggiare nudo nel deserto. La gente lo vedeva camminare nudo sotto il sole. E di notte il deserto diventa molto freddo, gelido. Gli chiesero il segreto della sua capacità di rimanere nudo e senza protezione in quelle condizioni così estreme. E lui rispose, “Chiedilo al tuo viso. Il tuo viso ha la stessa pelle delle mani, dei piedi o del petto – ma non si trova mai in grosse difficoltà, sia col freddo che col caldo. E questo semplicemente perché è sempre esposto e quindi ha una resistenza migliore. Così io ho esposto tutto il corpo proprio nello stesso modo del viso. Da allora non soffro più né il caldo né il freddo.”
Quando il sannyasin non crea alcuna protezione esteriore, la sua forza interiore piano piano aumenta.
A questo riguardo bisogna capire anche un’altra cosa, e cioè che esiste una differenza fondamentale tra l’Oriente e l’Occidente.
L’Occidente ha creato molte protezioni nei confronti dell’esterno, così l’Occidente è diventato interiormente molto debole e impotente. L’Occidente ha creato delle protezioni molto apprezzabili – puoi avere l’aria condizionata anche nel deserto. Se scoppia un’epidemia si possono inviare urgentemente medicine sul posto nel giro di ore e fermare la malattia. Se il corpo viene attaccato da un batterio, si possono prendere antibiotici che lo combattono. L’Occidente ha messo in piedi tutto questo, ma la sua forza interiore si va riducendo, diventa ogni giorno più debole.
L’Oriente ha tentato un esperimento diverso: non dipendere dall’aiuto esteriore, ma usare la forza interiore. Questo ha avuto il vantaggio di rendere l’Oriente interiormente potente, ma col difetto che diventa sempre più povero e pigro all’esterno. La povertà esteriore è visibile, ma la ricchezza interiore non lo è. Quando qualcuno arriva dall’Occidente vede la povertà e dice che l’Oriente è infelice – perché quello che c’è dentro non si può vedere.
L’Oriente si è concentrato sul rendere più forte e sveglia la consapevolezza, in modo che in qualunque situazione si possa essere abbastanza forti da affrontare tutte le difficoltà. Invece l’Occidente ha controllato l’esterno in modo che l’individuo non debba mai lottare; ma chi non lotta, lentamente perde la capacità di affrontare le avversità.
Se vuoi conservare la tua forza, dovrai affrontare la lotta. Tutto dipende da quale tipo di potere stai cercando di coltivare. Se vuoi nutrire il tuo potere interiore, allora quello che dice il saggio è giusto: devi avere fermezza in qualunque circostanza. Affrontare tutte le difficoltà nell’insicurezza, senza un piano o preparativi, aumenta la tua forza interiore al punto che le difficoltà diventano impotenti quando la consapevolezza si eleva al di sopra di esse.
Il pericolo è la dimora del sannyasin… Se riesci a capirlo, sarà un’ottima cosa. Lottare, combattere gli altri, è violento, ma esiste un attrito interiore che non è violento. Esiste un tipo di lotta in cui tu cerchi di dominare gli altri, e il dominare non è religioso. Ma esiste un altro tipo di lotta in cui diventi così centrato che niente al mondo ti può far spostare dal tuo centro – questo è essere religiosi.
Il saggio dice: il sannyasin vive nell’insicurezza e nel contrasto interiore ventiquattr’ore al giorno, ma non è un contrasto con gli altri. Vive nell’insicurezza, non fa nessun piano. Entra nel futuro ignoto senza alcun piano.
Quando si sveglia al mattino non sa cosa gli porterà la giornata, la vive e basta. Quando viene la notte non sa che cosa ha in serbo per lui, ma vive anche questo. Egli vive momento per momento. Naturalmente se uno vive momento per momento è inevitabile che ci sia insicurezza.
Tu vivi facendo preparativi per il futuro. Pianifichi in modo da sentirti meno insicuro. Se pianifichi quello che farai domani e come lo dovrai fare, la tua insicurezza domani sarà naturalmente molto minore.
Cosa ti succederebbe se domani dovessi penetrare nell’ignoto? Cosa succederebbe se dovessi entrare nel mare le cui profondità ti sono ignote? Se dovessi andare sul mare le cui tempeste non sono state previste in anticipo, chi sa cosa potrebbe succedere?
Il sannyasin vive così la sia vita – senza alcuna preparazione. Perché? A che scopo tutta questa insicurezza? Il sannyasin sa che questo costante attrito, un momento dopo l’altro, è un processo di affinamento, di perfezionamento. Grazie a questo sforzo avviene un perfezionamento della tua individualità e un affinamento della tua intelligenza. E questo attrito è con te stesso, e nessun altro; è l’attrito con le tue abitudini inconsce. Ecco perché nell’attrito interiore non c’è infelicità, non c’è sofferenza.
Il sannyasin non evita il pericolo, vive con la consapevolezza del pericolo. Il pericolo è il suo rifugio, il suo luogo di riposo. Chiamare “dimora” il pericolo sembra un’affermazione molto contraddittoria. Dire che il pericolo è il rifugio del sannyasin, il suo letto, il suo luogo di riposo, significa che egli non ha alcun senso di rifiuto nei suoi confronti, che non lo evita. Con questo atteggiamento, il pericolo cessa di essere il pericolo, ma diventa semplicemente una parte del naturale fluire della vita.
OSHO: tratto da Behind a Thousand Names - tradotto dai discorsi in hindi sulle Nirvana Upanishad
È la fermezza interiore che ci rende più forti, la sicurezza esterna invece può solo privarci della nostra forza interiore.
La protezione del sannyasin, il suo unico riparo è questo: la sua fermezza in ogni circostanza. Le difficoltà nella vita sono inevitabili – sono sempre in aumento e l’uomo mondano cerca di proteggersi in tutti i modi. Si compra una cassaforte, si fa un conto in banca, una casa, degli amici, parenti e conoscenze – molti tipi di sicurezze.
Il sannyasin non cerca di avere niente di tutto ciò: non possiede niente. A parte la fermezza interiore, non ha altra protezione.
Quando sopraggiungono delle difficoltà l’uomo mondano cerca di risolverle con degli accorgimenti esteriori; il sannyasin ha solo la volontà interiore, il potere interiore. Di fronte alle difficoltà attinge alle proprie risorse interiori, non c’è altro modo.
Il sannyasin è colui che è solo.
È interessante notare che quando usi la tua determinazione per affrontare le difficoltà esterne, col tempo diventi più forte. Arriva un giorno in cui le difficoltà non sono più delle difficoltà: diventano delle “facilità”.
È tutto relativo. Quando diventi fermo e determinato come un pilastro, le difficoltà esteriori non ti possono più toccare. Di conseguenza succede un’altra cosa interessante. L’uomo mondano continua a creare espedienti per proteggersi contro le difficoltà, ma le difficoltà continuano a crescere perché la sua forza interiore va indebolendosi. La sua capacità di sopportazione diventa sempre più piccola.
Se non ti siedi mai sotto il sole cocente, ma rimani sempre all’ombra, piano piano la tua capacità di sopportare il calore del sole si ridurrà e anche i raggi più deboli diventeranno un problema. Ma un uomo che scava sotto il sole non ha il tempo di sedersi all’ombra e per quanto possa fare questo lavoro per ore, alla fine il caldo del sole non lo farà star male.
Perché? – perché diventa resistente al sole.
Ecco perché, da quando l’umanità dispone di un numero sempre maggiore di medicine, nascono sempre più malattie. Le resistenze dell’uomo stanno crollando. Più comodità si crea e più scomodo si sente. Più agi si crea e più difficoltà si trova a fronteggiare – perché le protezioni possono solo essere esteriori e non sente quindi il bisogno di costruire una forza interiore; questa opportunità viene a cadere. Quando la forza interiore non viene usata, col tempo scompare del tutto.
Il mistico Sufi Bayazid era solito viaggiare nudo nel deserto. La gente lo vedeva camminare nudo sotto il sole. E di notte il deserto diventa molto freddo, gelido. Gli chiesero il segreto della sua capacità di rimanere nudo e senza protezione in quelle condizioni così estreme. E lui rispose, “Chiedilo al tuo viso. Il tuo viso ha la stessa pelle delle mani, dei piedi o del petto – ma non si trova mai in grosse difficoltà, sia col freddo che col caldo. E questo semplicemente perché è sempre esposto e quindi ha una resistenza migliore. Così io ho esposto tutto il corpo proprio nello stesso modo del viso. Da allora non soffro più né il caldo né il freddo.”
Quando il sannyasin non crea alcuna protezione esteriore, la sua forza interiore piano piano aumenta.
A questo riguardo bisogna capire anche un’altra cosa, e cioè che esiste una differenza fondamentale tra l’Oriente e l’Occidente.
L’Occidente ha creato molte protezioni nei confronti dell’esterno, così l’Occidente è diventato interiormente molto debole e impotente. L’Occidente ha creato delle protezioni molto apprezzabili – puoi avere l’aria condizionata anche nel deserto. Se scoppia un’epidemia si possono inviare urgentemente medicine sul posto nel giro di ore e fermare la malattia. Se il corpo viene attaccato da un batterio, si possono prendere antibiotici che lo combattono. L’Occidente ha messo in piedi tutto questo, ma la sua forza interiore si va riducendo, diventa ogni giorno più debole.
L’Oriente ha tentato un esperimento diverso: non dipendere dall’aiuto esteriore, ma usare la forza interiore. Questo ha avuto il vantaggio di rendere l’Oriente interiormente potente, ma col difetto che diventa sempre più povero e pigro all’esterno. La povertà esteriore è visibile, ma la ricchezza interiore non lo è. Quando qualcuno arriva dall’Occidente vede la povertà e dice che l’Oriente è infelice – perché quello che c’è dentro non si può vedere.
L’Oriente si è concentrato sul rendere più forte e sveglia la consapevolezza, in modo che in qualunque situazione si possa essere abbastanza forti da affrontare tutte le difficoltà. Invece l’Occidente ha controllato l’esterno in modo che l’individuo non debba mai lottare; ma chi non lotta, lentamente perde la capacità di affrontare le avversità.
Se vuoi conservare la tua forza, dovrai affrontare la lotta. Tutto dipende da quale tipo di potere stai cercando di coltivare. Se vuoi nutrire il tuo potere interiore, allora quello che dice il saggio è giusto: devi avere fermezza in qualunque circostanza. Affrontare tutte le difficoltà nell’insicurezza, senza un piano o preparativi, aumenta la tua forza interiore al punto che le difficoltà diventano impotenti quando la consapevolezza si eleva al di sopra di esse.
Il pericolo è la dimora del sannyasin… Se riesci a capirlo, sarà un’ottima cosa. Lottare, combattere gli altri, è violento, ma esiste un attrito interiore che non è violento. Esiste un tipo di lotta in cui tu cerchi di dominare gli altri, e il dominare non è religioso. Ma esiste un altro tipo di lotta in cui diventi così centrato che niente al mondo ti può far spostare dal tuo centro – questo è essere religiosi.
Il saggio dice: il sannyasin vive nell’insicurezza e nel contrasto interiore ventiquattr’ore al giorno, ma non è un contrasto con gli altri. Vive nell’insicurezza, non fa nessun piano. Entra nel futuro ignoto senza alcun piano.
Quando si sveglia al mattino non sa cosa gli porterà la giornata, la vive e basta. Quando viene la notte non sa che cosa ha in serbo per lui, ma vive anche questo. Egli vive momento per momento. Naturalmente se uno vive momento per momento è inevitabile che ci sia insicurezza.
Tu vivi facendo preparativi per il futuro. Pianifichi in modo da sentirti meno insicuro. Se pianifichi quello che farai domani e come lo dovrai fare, la tua insicurezza domani sarà naturalmente molto minore.
Cosa ti succederebbe se domani dovessi penetrare nell’ignoto? Cosa succederebbe se dovessi entrare nel mare le cui profondità ti sono ignote? Se dovessi andare sul mare le cui tempeste non sono state previste in anticipo, chi sa cosa potrebbe succedere?
Il sannyasin vive così la sia vita – senza alcuna preparazione. Perché? A che scopo tutta questa insicurezza? Il sannyasin sa che questo costante attrito, un momento dopo l’altro, è un processo di affinamento, di perfezionamento. Grazie a questo sforzo avviene un perfezionamento della tua individualità e un affinamento della tua intelligenza. E questo attrito è con te stesso, e nessun altro; è l’attrito con le tue abitudini inconsce. Ecco perché nell’attrito interiore non c’è infelicità, non c’è sofferenza.
Il sannyasin non evita il pericolo, vive con la consapevolezza del pericolo. Il pericolo è il suo rifugio, il suo luogo di riposo. Chiamare “dimora” il pericolo sembra un’affermazione molto contraddittoria. Dire che il pericolo è il rifugio del sannyasin, il suo letto, il suo luogo di riposo, significa che egli non ha alcun senso di rifiuto nei suoi confronti, che non lo evita. Con questo atteggiamento, il pericolo cessa di essere il pericolo, ma diventa semplicemente una parte del naturale fluire della vita.
OSHO: tratto da Behind a Thousand Names - tradotto dai discorsi in hindi sulle Nirvana Upanishad
i giorni no
"tutti noi abbiamo dei giorni no" mi dice un'amica.
E' vero.
Nei miei giorni no divento un bambino capriccioso, ho bisogno di attenzioni, affetto, coccole e che mi dicano sempre di sì. Rompo le palle alle persone che mi sono più vicine e le ferisco anche.
Quando poi me ne rendo conto mi detesto dal profondo e vorrei sparire.
Invece dovrei imparare che ho i miei giorni no.
E che accadono.
E quando accadono sarebbe bello in quel momento, riuscire ad osservarli.
E se ho fatto casino chiedere scusa.
Scusa.
E' vero.
Nei miei giorni no divento un bambino capriccioso, ho bisogno di attenzioni, affetto, coccole e che mi dicano sempre di sì. Rompo le palle alle persone che mi sono più vicine e le ferisco anche.
Quando poi me ne rendo conto mi detesto dal profondo e vorrei sparire.
Invece dovrei imparare che ho i miei giorni no.
E che accadono.
E quando accadono sarebbe bello in quel momento, riuscire ad osservarli.
E se ho fatto casino chiedere scusa.
Scusa.
Be Chrool to Your Scuel
.. coz you may never get another
Bill Gates sta investendo milioni di dollari per una scuola più divertente.
Ed ha ragione, la scuola non può continuare a sopravvivere con l'impianto di cento anni fa, rischia di diventare una prigione, un luogo inutile atto solo a tenere rinchiusi milioni di bambini e adolescenti con una minima efficacia educativa.
In un mondo in cui i contenuti sono accessibili ovunque e sempre, la scuola, che era prima uno dei principali motori di contenuti, deve diventare un luogo di trasmissione delle modalità di accesso e di gestione di questi contenuti.
Se tenta di rivaleggiare con un'enciclopedia online non ha speranza, se insegna a dove reperire informazioni attendibili e come distinguere l'attendibile dell'inattendibile in una struttura informativa "piatta" come è Internet (in cui il blog di uno che parla con gli alieni è più facilmente accessibile dell'Enciclopedia Britannica) allora ha qualche speranza di tornare ad essere utile.
Ed in un mondo di divertimento la scuola deve competere con sistemi di intrattenimento non paragonabili alla favola da camino di 100 ani fa, quindi deve mettere in campo un concetto completamente nuovo di insegnamento. Anche i ruoli sociali sono cambiati, la società non è più gerarchica, tende sempre ad essere più piatta e la differenza tra docente e allievo deve essere ridimensionata. Il docente non è quello che sa tutto e insegna, diventa quello che sa dove trovare le cose interessanti, piacevoli e di alta qualità.
Uno showman che sa guidarti, con meno pretese di diventare un punto di riferimento.
Perché infatti seguire un tipo noioso quando la stessa lezione di fisica te la fa Feynmann??
venerdì 29 aprile 2011
Non cercare la verità; smetti soltanto di avere ferme opinioni
"What is my definition of right? That which is harmonious with existence is right, and that which is disharmonious with existence is wrong. You will have to be very alert each moment, because it has to be decided each moment afresh. You cannot depend on readymade answers for what is right and what is wrong." Osho
"Non cercare la verità; smetti soltanto di avere ferme opinioni. Non restare nella condizione dualistica. Se esiste anche solo una traccia di questo o quello, del giusto o dello sbagliato, l'essenza della mente verrà persa nella confusione. Sebbene tutte le dualità provengano dall'uno, non essere neppure attaccato a quest'ultimo. Quando la mente esiste indisturbata, lungo il sentiero, nulla, nel mondo intero, può offendere, e quando una cosa non può più offendere, smette di esistere nella vecchia maniera. Quando nessun pensiero discriminante sorge più, la vecchia mente smette di esistere." Sosan
Mettere in pratica questo è la chiave di tutto.
"devi essere molto attento ogni momento".. ogni momento, decidere cosa è giusto o sbagliato, ogni azione, ogni pensiero, anche ogni parola che sto scrivendo in questo preciso istante.
Cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Ciò che è armonioso con l'esistenza o ciò che è disarmonico.
Come riconoscerlo? Solo riuscendo in ogni momento ad avere una profonda connessione con l'esistenza.
E quindi ogni momento attento e ogni momento connesso.
E come si fa ad essere connessi? Come si fa a sentire cosa è armonico e cosa invece è desiderio, paura, palpito del momento?
Significa che per essere connessi bisogna non essere presi dal desiderio o dalla paura, essere centrati, essere rilassati, essere al di là del giudizio, dell'interesse, del gusto.
Non essere nè un passo indietro nè un passo avanti a sè.
E quando si è oltre il giudizio appare quello che è giusto e sbagliato nell'istante.
"Non cercare la verità; smetti soltanto di avere ferme opinioni. Non restare nella condizione dualistica. Se esiste anche solo una traccia di questo o quello, del giusto o dello sbagliato, l'essenza della mente verrà persa nella confusione. Sebbene tutte le dualità provengano dall'uno, non essere neppure attaccato a quest'ultimo. Quando la mente esiste indisturbata, lungo il sentiero, nulla, nel mondo intero, può offendere, e quando una cosa non può più offendere, smette di esistere nella vecchia maniera. Quando nessun pensiero discriminante sorge più, la vecchia mente smette di esistere." Sosan
amare se stessi
amare me stesso significa soprattutto accettarmi nelle cose che trovo cretine di me...
tipo l'essere permaloso o l'avere bisogno di continue dimostrazioni di affetto per sentirmi amato o desiderato..
o intenerirmi davanti ad un matrimonio di due persone di cui non so nulla ma che mi diverte e commuove tutta la scenografia, l'attesa, la cerimonia, i giochi, lo sfarzo, i cappellini, i re le regine...
si è una cosa stupidissima, ma la cosa fantastica è avere imparato ad amare di me stesso queste cose e viverle con gioia e non dandomi del cretino... senza critica e senza cercare giustificazioni..
mi piace, lo faccio, sono felice...
tipo l'essere permaloso o l'avere bisogno di continue dimostrazioni di affetto per sentirmi amato o desiderato..
o intenerirmi davanti ad un matrimonio di due persone di cui non so nulla ma che mi diverte e commuove tutta la scenografia, l'attesa, la cerimonia, i giochi, lo sfarzo, i cappellini, i re le regine...
si è una cosa stupidissima, ma la cosa fantastica è avere imparato ad amare di me stesso queste cose e viverle con gioia e non dandomi del cretino... senza critica e senza cercare giustificazioni..
mi piace, lo faccio, sono felice...
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