Una persona chiese a Bankei:
“Nonostante io senta profonda gratitudine per i tuoi insegnamenti sul fatto che non esiste la nascita perché tutto esiste già, dalle mie vecchie abitudini mentali sorgono continuamente pensieri nei quali mi perdo e mi è difficile rimanere continuamente 'mai nato'. Come posso mantenere una fiducia totale?”
Questa è la difficoltà di tutti i meditatori. Ha nomi diversi ma il problema è sempre lo stesso. E il problema è che nelle tue meditazioni magari puoi assaporare un istante, un assaggio dell'estasi eterna, ma non sei in grado di ricordartene durante la giornata, nell'arco delle ventiquattro ore. Le vecchie abitudini e la vecchia mente interferiscono continuamente in mille modi. È uno strano fenomeno che viene sperimentato solo dai meditatori. Chi non medita non avrà modo di farne esperienza perché non gli si presenterà mai l'occasione. Un meditatore fa quest'esperienza, ma quando torna indietro da livelli così profondi, quando torna alla sua vita di tutti i giorni, al mondo ordinario, alla periferia del suo essere, la mente comincia a creare dubbi: “Era solo un sogno. Ma che razza di stupidaggine senza senso è l'eternità? Stai diventando così folle da credere che semplicemente chiudendo gli occhi puoi raggiungere la verità suprema?”. La mente crea molti dubbi. E la mente è la tua vecchia amica: ci ha messo quattro milioni di anni a svilupparsi. La tua meditazione è molto nuova, fresca, è un seme appena germogliato. La tua mente è un cedro del libano alto sessanta, cento metri, che arriva quasi a toccare il cielo. Quando torni dal centro dell'essere alla periferia, dopo un'esperienza di meditazione, si innesca improvvisamente un conflitto tra la nuova esperienza e la vecchia mente con i suoi quattro milioni di anni.
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