martedì 21 giugno 2011

Essere da solo

Loneliness is absence of the other. 
Aloneness is the presence of oneself. 
Aloneness is very positive. It is a presence, overflowing presence. 
You are so full of presence that you can fill the whole universe with your presence and there is no need for anybody.
Osho

provo a tradurre:
La solitudine è l'assenza dell'altro.
L'essere da solo è la presenza di sé stesso.
L'essere da solo è molto positivo. E' presenza, straripante presenza.
Sei così pieno di presenza che riempi l'intero universo con la tua presenza e non c'è alcun bisogno di altri.

provo a comprendere:
Sto cercando di far uscire da dentro di me la mia presenza.
E soprattutto di comprendere cosa la stia tenendo dentro.
E una cosa ho capito: per anni, fin da piccolo, mi sono sentito dire di vedere qualcuno, di frequentare gli amici, di essere più socievole.
Ma io fin da piccolo ho sempre amato stare da solo, o avere al massimo un amico del cuore con cui condividere un po' tutto. Non sono mai stato un animale sociale, come lo è invece mia sorella.
Mi sono sempre sforzato e ho sempre vissuto questo mio essere solo come una grande mancanza nei confronti del mondo normale. 
Ricordo ancora una volta che, spinto da mia madre, uscii e andai al cinema, da solo. Andai a vedere Troisi, Ricomincio da Tre. Non ci capii un cazzo dalla prima scena all'ultima, un trauma tremendo, da solo e senza capire niente di quello che stavo guardando. Mi sentii talmente sfigato che me lo ricordo tuttoggi.
Decisi che non sarei più andato al cinema da solo o fatto cose da solo.
Ma mi sbagliavo. 
Non avrei dovuto fare una cosa che non sentivo di fare.
Se non avevo voglia di andare al cinema non dovevo andarci. 
Se ho voglia di andare al cinema ci posso andare anche da solo. 
Se mi rompo me ne vado :))
Se invece fai una cosa che non vuoi fare (spesso ne siamo costretti dalle circostanze) l'importante è sapere che quasi certamente quella cosa non ci piacerà, ma non tanto per la cosa in sè, quanto per le circostanze.
Sono talmente rari i casi in cui facciamo una cosa contro voglia e in cui ci divertiamo realmente, che ce li ricordiamo benissimo come una rarità.

In questi ultimi mesi non ho più visto un film o letto un romanzo.
Mi sembrano sempre di più delle fughe dalla realtà.
Illudere la mia mente con racconti artificiali di un'altra mente.
Che non sa niente del reale e cerca di immaginare qualcosa, raccontare una storia.
E più la storia è fantasiosa più funziona.
Ma ci porta a vivere una vita di fantasia e di immagini idealizzate.

La cosa più affascinante è guardare la vita come essa scorre sotto i nostri occhi.
Inizio a trovare molto interessante stare a guardare la gente che vive ogni giorno, piuttosto che impiegare lo stesso tempo a leggere una storiella inventata.
Guardare le persone, senza giudicare, senza pormi in relazione/competizione ma solo come osservatore, mi aiuta a comprendere cosa sia l'esistenza; leggere una storia inventata mi fa passare il tempo crogiolandomi nella finzione, ingannando la mente.
E mentre guardo scendo paradossalmente dentro di me. Mi rivedo. O vedo cose diverse.
Quando sale il giudizio mi dico "rilassati e osserva", l'essere testimone ed il rilassarsi sono lo stesso aspetto del fenomeno.

Mio padre ieri mi diceva "sembri un pesce fuor d'acqua", un'amica qualche settimana fa mi ha detto "ti vedevo molto solitario".
E' quello che succede. Quando divento testimone esco dall'acqua, entro nel mio essere solo.
Il togliere il giudizio riempie l'interno di silenzio e di serenità. 
Prima dovevo sempre esprimere, almeno a me stesso, la mia opinione su tutto.
E dovevo interagire e dire cose banali.

Adesso se ho voglia di interagire lo faccio, altrimenti sorrido.

Non capita sempre questo, ma sta accadendo sempre più spesso.



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