martedì 5 luglio 2011

zentativi

Quando siamo nell'inconsapevolezza siamo come un blocco di ghiaccio attaccato alla banchisa.
Non c'è differenza tra noi e il resto del ghiaccio.
Quando sentiamo per la prima volta riecheggiare in noi la voce della via è come la prima crepa tra di noi e la banchisa.
Proseguire nella via è continuare ad allargare quella crepa. Spesso non ce ne accorgiamo che si sta aprendo di più, spesso si richiude. Ma più si avanza e più la frattura inizia a farsi visibile, netta.
Fino al giorno in cui avviene una deflagrazione ed inizia il vero viaggio.
L'iceberg si è staccato dalla banchisa. E più se ne allontana più si rende conto di non essere lui a decidere la sua direzione, più scende a sud più si rende conto che l'essenza di cui è fatto non è dissimile da quella del mare e dell'aria in cui è immerso. E più aumenta il suo muoversi nell'esistenza più i suoi elementi tornano ad essere aria e mare.
Fino a che tutto si è sciolto nell'esistere e non vi è più distinzione alcuna.

Io ho appena iniziato il mio viaggio nel mare e nel cielo.

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